( ARTICOLI )


LA CASA DEL MEDITERRANEO
di Antonella Durazzo

La bandiera del Mediterraneo è una macchia d’azzurro in campo blu. Svetta, a Napoli, sul tetto della sede centrale de La Maison de la Mèditerranèe, ossia l’Accademia del Mediterraneo, che il 22 giugno ha inaugurato i locali nella struttura dell’ex Grand Hotel de Londres nel centro città. Presidente dell’Accademia è il governatore della Regione Campania, Antonio Bassolino, il direttore generale l’architetto Michele Capasso, che dell’iniziativa internazionale è stato uno dei principali artefici.

1994, la Bosnia è flagellata dalla guerra, l’Europa è impotente o latitante. Parte allora l’appello di tanti intellettuali per ritrovare, in quella patria di cento patrie diverse che è il Mediterraneo, le ragioni d’una futura pace. L’appello fu raccolto dalla Fondazione Laboratorio Mediterraneo, oggi la pace nel bacino è quanto mai lontana, ma un primo passo verso la comprensione e il dialogo è stato già compiuto. Di 35 paesi, 27 sono membri ufficiali dell’Accademia, 15 gli stati europei, 12 quella della Riva Sud, che per la prima volta vedono in Europa una loro rappresentanza istituzionale. L’organismo ha infatti i crismi dell’ufficialità sanciti dai singoli governi che lo compongono, nonché dall’Unione Europea verso la quale si pone come ponte per quelle nazioni (la Riva Sud) altrimenti escluse. Dalla Francia a Cipro, dalla Spagna alla Turchia, mancano all’appello i paesi balcanici e la Libia, dei quali comunque la bandiera svetta nella sala di rappresentanza dell’Accademia. In attesa.

Scambio culturale ed economico, luogo d’incontro e di confronto: l’idea base della Maison è rappresentare e gestire le diversità che s’incrociano nel Mediterraneo, perché l’istituzione sia innanzitutto casa di genti. Mensilmente a Napoli s’incontreranno quindi i sindaci, i rettori, i presidenti delle camere i commercio, o in generale i rappresentanti delle diverse città mediterranee: si dibatterà o si concluderanno accordi, affinché la “casa delle genti” abbia funzioni più che concrete. Nell’arco di un paio d’anni si prevede inoltre la possibilità per i paesi membri d’avere in città uffici stabili di rappresentanza che verrebbero collocati in alcuni locali del Palazzo Reale. Ma le attività dell’Accademia sono già cominciate e si accentrano su alcuni fondamentali strumenti di comunicazione : il portale EUROMEDI.NET, alla cui realizzazione, per omologare le banche dati stanno collaborando 168 università. Il portale avrà funzioni consultive e d’interrogazione. La MED-NETWORK, agenzia video stampa per la promozione delle informazioni di contenuto euromediterraneo. Le grandi edizioni MdM e AdM, e infine, la creazione del Museo virtuale del Mediterraneo.

95 tra sedi tematiche e uffici distaccati sono distribuiti tra le diverse nazioni, molti già operativi, altri in via di realizzazione o completamento. Tra le opere che si annunciano con un certo clamore vi è l’ex Casa del Sultano, a Tangeri, struttura di una certa monumentale importanza che in tempi piuttosto brevi- entro un anno dicono all’Accademia- ospiterà la sede principale per la riva sud dell’ AdM e MdM.

Ambiente, etica e salute, relazioni tra individui e gruppi, sviluppo urbano, correnti migratorie, valorizzazione delle culture minori e non, partecipazione femminile al mondo del lavoro, possono considerarsi le aree d’intervento privilegiato dell’AdM, che come si intuisce interseca istanze socio- culturali ed economiche.

Del progetto vi sono alcuni illustri sostenitori, ricordiamo a proposito Mohammed VI, re del Marocco, Juan Carlos di Spagna, Romano Prodi. Capi di Stato, sindaci, e ministri non hanno fatto mancare, all’inaugurazione, i saluti ufficiali.

Il Mediterraneo ha una casa, una bandiera, e un inno. Un inno senza parole scritto dal maestro Marco Betta. Riferisce il professor Michele Capasso. ”Sono occorsi ben otto anni di trattative per farlo accettare a tutti. Purtroppo con il testo non ci siamo riusciti: sia i palestinesi che gli israeliani lo hanno rifiutato”. Ennesima evidenza di come l’alchimia di un accordo conosca strade ancora tortuose.

Antonella Durazzo


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Numero 16
giugno 2002










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